Cultura e dignità del lavoro da Adriano Olivetti a i giorni nostri

Convegno Olivetti e la fabbrica del tempo

Convegno La Fabbrica al tempo di Adriano Olivetti mercoledì 13 giugno a Torino

Aziende che chiudono e altre che trasferiscono all’estero la produzione, sempre più flessibilità nel mercato del lavoro in uscita.

Aumentano i lavoratori precari e gli operai in cassa integrazione, e il rispetto delle regole sulla sicurezza è sempre più carente.

La cultura del lavoro – e con essa la dignità del lavoro – sta attraversando una crisi profonda. È realistico, nel contesto di una recessione internazionale, mettere al centro del sistema economico le persone e le loro capacità? È possibile, in una realtà di economia globalizzata, stimolare la competitività nel rispetto dei diritti dei lavoratori e delle istanze sociali e di giustizia? È fattibile un approccio più umanista, dove la fabbrica non sia profitto e guadagno per pochi, ma coinvolgimento di una comunità verso uno sviluppo effettivamente sostenibile? È possibile applicare alla moderna produzione industriale quell’attenzione alla qualità del lavoro, alla persona e al territorio perseguita più di cinquant’anni fa da Adriano Olivetti – industriale, uomo di cultura, politico e ideologo – e tanto lontana oggi nella concezione industriale che ha in Sergio Marchionne uno dei simboli più forti?

Ideate da Caterina Bottari Lattes e da Paolo Mauri, il convegno e la tavola rotonda sono organizzati dalla Fondazione Bottari Lattes in collaborazione con la Fondazione Adriano Olivetti e con il patrocinio della Città di Torino.

«Dedicare una giornata ad Adriano Olivetti e alla sua fabbrica – spiegano gli ideatori del convegno Caterina Bottari Lattes e Paolo Mauri – significa innanzitutto ribadire che un progetto originale e articolato come il suo è ancora perfettamente attuale, soprattutto se si riflette sulla portata di quel progetto, teso a incidere sul territorio, sui servizi, sull’urbanistica, sulla cultura in generale e sulla tutela materiale e psicologica degli individui coinvolti. Il convegno vuole sottolineare il valore umanistico dell’iniziativa e promuovere la difesa di un patrimonio inalienabile, raggiunto a prezzo di lotte ormai secolari e oggi da molte parti minacciato: la dignità del lavoro».

Il programma della giornata prende il via alle ore 9,30 con i saluti di Caterina Bottari Lattes e Paolo Mauri, che aprono il convegno La Fabbrica ai tempi di Adriano Olivetti, coordinato da Bruno Quaranta.

Convegno su Adriano Olivetti e la fabbrica

Piero Fassino parla di Fabbrica come comunità; Giuseppe Lupo presenta l’intervento dal titolo Memorie di Adriano. La letteratura olivettiana fra utopia e disincanto; Carlo Cerrato ripercorre la figura di Olivetti con filmati dall’archivio Rai con il suo Immagini di Adriano, memoria di una vita in anticipo; Luciano Gallino riflette su Attualità della ‘fabbrica’ di Adriano Olivetti; Enrico Loccioni tratta il tema Dal ‘metalmezzadro’ all’impresa della conoscenza; Laura Olivetti illustra La cultura della comunità: fabbrica, territorio e servizi culturali.

Nel pomeriggio la tavola rotonda Per una nuova cultura del lavoro, coordinata da Paolo Mauri, si aprirà alle ore 14,30 con la proiezione dell’ultima intervista video rilasciata da Adriano Olivetti al giornalista Rai Emilio Garroni, poco prima della scomparsa nel 1960. A discutere di cultura e dignità del lavoro: Piero Bevilacqua, Valerio Castronovo, Furio Colombo e Miguel Gotor.

Adriano Olivetti

Adriano Olivetti nasce a Ivrea nel 1901. Figlio di Camillo Olivetti, fu un industriale e un uomo politico di grande rilievo nella storia italiana del secondo Dopoguerra, mosso dalla ricerca su come si potessero armonizzare sviluppo industriale, affermazione dei diritti umani e democrazia partecipativa dentro e fuori la fabbrica. Muore improvvisamente nel 1960, lasciando un’azienda presente sui maggiori mercati internazionali, con circa 36.000 dipendenti, e un progetto culturale, sociale e politico, dove fabbrica e territorio sono integrati in un disegno comunitario.

La fabbrica diventa inoltre cenacolo di intellettuali che si uniscono attorno a Olivetti: sociologi, architetti, scrittori, scienziati della politica e dell’organizzazione industriale, psicologi del lavoro, come Paolo Volponi, Luciano Gallino, Franco Fortini, Luciano Foà, Furio Colombo, Tiziano Terzani, Franco Momigliano.

La poliedrica personalità di Olivetti lo porta a occuparsi anche di problemi di urbanistica, architettura, cultura, oltre che di riforme sociali e politiche. A Ivrea promuove la costruzione di nuovi edifici industriali, uffici, case per dipendenti, mense, asili, progettati da grandi architetti, dando origine a un sistema di servizi sociali per i dipendenti Olivetti, accessibili all’intera comunità eporediese. Nel 1951 collabora con il Comune di Ivrea per l’avvio di un nuovo Piano Regolatore della città.

Durante l’esilio in Svizzera (1944-1945) completa la stesura della sua opera più importante: L’ordine politico delle comunità, pubblicato alla fine del 1945. Nel libro sono espresse le idee che costituiscono la base programmatica del Movimento Comunità, movimento politico di orientamento liberalsocialista che fonda nel 1947 e di cui la rivista Comunità diventa il punto di riferimento culturale. Nel 1956 il Movimento Comunità si presenta alle elezioni amministrative e Adriano Olivetti viene eletto sindaco di Ivrea.

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