I finalisti del Premio Bottari Lattes Grinzane 2018

I finalisti del Premio Bottari Lattes Grinzane 2018

Premio Bottari Lattes Grinzane VIII edizione:

Yu Hua (Cina), Andreï Makine (Russia), Michele Mari,
Viet Thanh Nguyen (Vietnam) e Madeleine Thien (Canada)
sono i finalisti della sezione Il Germoglio

Da Bolzano a Catania 400 studenti italiani decreteranno a ottobre il vincitore

 

Yu Hua (Cina) con Il settimo giorno (Feltrinelli; traduzione di Silvia Pozzi), Andreï Makine (Russia) con L’arcipelago della nuova vita (La nave di Teseo; traduzione di Vincenzo Vega), Michele Mari con Leggenda privata (Einaudi), Viet Thanh Nguyen (Vietnam) con I rifugiati (Neri Pozza; traduzione di Luca Briasco) e Madeleine Thien (Canada) con Non dite che non abbiamo niente (66thand2nd; traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini) sono i cinque finalisti del Premio Bottari Lattes Grinzane VIII edizione per la sezione Il Germoglio, il riconoscimento internazionale che fa concorrere insieme autori italiani e stranieri ed è dedicato ai migliori libri di narrativa pubblicati nell’ultimo anno.

«La proposta di quest’anno è stata un autentico giro del mondo – commenta la Giuria Tecnica del Premio –, con un’attenzione particolare, tranne un’importante eccezione italiana, alle aree lontane, dalla Siberia alla Cina al Sud-est asiatico, con contrastato e sfaccettato rapporto tra natura e civiltà. Tante le prospettive stranianti – una città di fantasmi, il limbo che ospita chi è morto da poco –, che fanno emergere le contradizioni, le assurdità, le miserie della vita a cui siamo assuefatti»

I romanzi finalisti del Premio, organizzato dalla Fondazione Bottari Lattes, sono stati designati e annunciati sabato 14 aprile 2018 a Cuneo, alla sede della Fondazione CRC, ente che collabora e sostiene il Premio per il triennio 2017-2019, dalla Giuria Tecnica: il presidente Gian Luigi Beccaria (linguista, critico letterario e saggista), Valter Boggione (docente), Vittorio Coletti (linguista e consigliere dell’Accademia della Crusca), Rosario Esposito La Rossa (libraio a Scampia), Giulio Ferroni (critico letterario e studioso della letteratura italiana), Laura Pariani (scrittrice), Sandra Petrignani (scrittrice e giornalista), Enzo Restagno (critico e musicologo), Alberto Sinigaglia (giornalista e presidente Ordine dei Giornalisti Piemonte), Marco Vallora (critico).

La cerimonia di designazione, condotta dalla giornalista Chiara Pottini, ha avuto come protagonista Paolo Verri, direttore di Matera 2019 Capitale Europea della Cultura, che è stato intervistato dai giovani in sala. Verri ha raccontato come è nato e si è sviluppato il progetto di Matera Capitale Europea della Cultura 2019, condividendo con i giovani e il pubblico presente le idee, le sfide e le competenze che l’iniziativa ha messo in gioco e sta portando avanti.

Il presidente della Fondazione Bottari Lattes, Adolfo Ivaldi, ha poi annunciato le nuove iniziative collaterali al Premio. Sensibili alle tematiche della cultura della legalità e alla necessità di coinvolgere i più giovani sui temi dell’impegno sociale contro le mafie, la Fondazione Bottari Lattes e la Fondazione CRC organizzano venerdì 18 maggio al quartiere Scampia a Napoli (presso l’Istituto Alberghiero “Vittorio Veneto”) un reading-incontro tratto dal libro di Caterina Chinnici È così lieve il tuo bacio sulla fronte (Mondadori, 2013), con la partecipazione dell’autrice, figlia di Rocco Chinnici, ideatore del pool antimafia, che diede una svolta decisiva nella lotta alla mafia, assassinato da Cosa Nostra trentacinque anni fa. L’incontro sarà moderato dal libraio Rosario Esposito La Rossa e vedrà la presenza degli attori Cristiana Dell’Anna e Paolo Giangrasso che nella fiction tratta dal libro e andata in onda su RaiUno hanno interpretato rispettivamente Caterina Chinnici e Giovanni Falcone.

Le tappe successive del Premio Bottari Lattes Grinzane

Ora la parola sui romanzi finalisti al Premio Bottari Lattes Grinzane passerà ai giovani. Tra aprile e giugno 2018 i cinque libri saranno letti e discussi dai 400 studenti delle 25 Giurie Scolastiche. Ventiquattro giurie sono state scelte in modo da coprire tutto il territorio della Penisola: quattro in Piemonte e una per ciascuna delle altre regioni d’Italia. A queste si aggiunge la giuria ad Atene, presso la Scuola Italiana Statale.

Le Giurie Scolastiche italiane sono: Liceo Classico, Artistico e Musicale di Aosta; Liceo delle Scienze Umane e Artistico “Giovanni Pascoli” di Bolzano; Liceo Artistico Statale di Treviso; Liceo Scientifico “Michelangelo Grigoletti” di Pordenone;  Liceo Classico e Linguistico Statale “Carlo Alberto” di Novara; Istituto di Istruzione Superiore “Primo Levi” di Torino; Liceo Classico Statale “G. F. Porporato” di Pinerolo; Liceo Linguistico e delle Scienze Umane “Leonardo Da Vinci” di Alba; Liceo Classico Statale “Cesare Beccaria” di Milano;  Liceo Statale “G. D. Cassini” di Sanremo; Istituto di Istruzione Superiore “Primo Levi” di Vignola (Modena); Istituto Tecnico Statale Commerciale e per Geometri “F. Niccolini” di Volterra (Pisa); Liceo Classico “Turriziani” di Frosinone; Liceo Classico “Stelluti” di Fabriano (Ancona); Liceo Scientifico annesso al Convitto Nazionale “Principe di Napoli” di Assisi (Perugia); il gruppo di lettura “La Scugnizzeria” formato da studenti di Scampia (Napoli); Liceo Scientifico annesso al Convitto Nazionale “Melchiorre Delfico” di Teramo; Liceo Statale “Galanti” di Campobasso; Istituto Magistrale “Carolina Poerio” di Foggia; Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “G. B. Vico” di Nocera Inferiore (Salerno); Istituto di Istruzione Superiore “Duni-Levi” di Matera; Liceo Scientifico “Fermi” di Cosenza; Liceo Scientifico “Galileo Galilei” di Catania; Liceo Scientifico e Linguistico “E. Fermi” di Nuoro.

 Sabato 20 ottobre, presso il Castello di Grinzane Cavour, gli studenti esprimeranno in diretta il loro voto per proclamare il vincitore nel corso della cerimonia di premiazione in cui saranno presenti tutti i finalisti. Gli scrittori in gara terranno inoltre un incontro con gli studenti delle scuole del territorio cuneese. I cinque finalisti riceveranno un premio in denaro di 2.500 euro ciascuno. Al vincitore andrà un ulteriore premio di 2.500 euro. Negli anni precedenti i vincitori sono stati: Laurent Mauvignier (Francia) nel 2017; Joachim Meyerhoff (Austria) nel 2016; Morten Brask (Danimarca) nel 2015; Andrew Sean Greer (USA) nel 2014; Melania Mazzucco nel 2013; Romana Petri nel 2012; Colum McCann (Irlanda) nel 2011.

L’altra sezione del Premio Bottari Lattes Grinzane è La Quercia, dedicata a Mario Lattes (editore, pittore, scrittore, scomparso nel 2001): segnala un autore internazionale che, nel corso del tempo, si sia dimostrato meritevole di un condiviso apprezzamento di critica e di pubblico. Il vincitore sarà scelto a insindacabile giudizio della Giuria Tecnica. Venerdì 19 ottobre, giorno precedente la cerimonia di premiazione, l’autore terrà una lectio magistralis su un tema letterario a propria scelta. Le precedenti edizioni della Quercia sono state vinte da: Ian McEwan (2017), Amos Oz (2016), Javier Marías (2015), Martin Amis (2014), Alberto Arbasino (2013), Patrick Modiano (2012), Premio Nobel 2014, Enrique VilaMatas (2011). Il vincitore della sezione La Quercia otterrà un premio di 10.000 euro.

Il Premio Bottari Lattes Grinzane è organizzato dalla Fondazione Bottari Lattes, con il sostegno di: Mibact, Regione Piemonte, Fondazione CRC (main sponsor per il triennio 2017-2019), Fondazione CRT, Matera 2019, Banca d’Alba, Città di Cuneo, Comune di Alba, Comune di Grinzane Cavour, Comune di Monforte d’Alba, Cantina Giacomo Conterno, Cantina Terre del Barolo, Enoteca Regionale Piemontese Cavour, Banor, Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, Antico Borgo Monchiero.

Info al pubblico: 0173.789282 – eventi@fondazionebottarilattes.it
WEB fondazionebottarilattes.it | FB Fondazione Bottari Lattes | TW @BottariLattes

 

LE SCHEDE DEI FINALISTI E LE MOTIVAZIONI DELLA GIURIA

Yu Hua

Il settimo giorno, Feltrinelli

Traduzione di Silvia Pozzi

Un’ironica meditazione sul destino e sul senso della fine, una critica feroce della Cina contemporanea fra comunismo e ipercapitalismo. Yang Fei esce di casa una mattina e trova una fitta nebbia mista a una strana neve luminosa: è in ritardo per la sua cremazione. Inizia così il viaggio nell’Aldilà di un uomo vissuto, troppo brevemente, nella Cina del capitalismo socialista e delle sue aberranti contraddizioni. In un’avventura di sette giorni, il protagonista incontrerà persone care smarrite da tempo, imparando nuove cose su di loro e su se stesso. Conoscenti e sconosciuti gli racconteranno poi la propria storia nell’inferno vero, l’Aldiquà: demolizioni forzate, corruzione, tangenti, feti gettati nel fiume come rifiuti, miriadi di poveracci che pullulano in bunker sotterranei come formiche, traffico di organi, consumismo sfrenato… La morte livella le diseguaglianze, svelando l’essenziale. I cittadini di questa necropoli soave uscita dalla penna di Yu Hua ci insegnano tutta la semplicità dell’amore.

 Yu Hua è nato nel 1960 a Hangzhou (Cina). Figlio di un’infermiera e di un medico, trascorre i pomeriggi dell’infanzia a giocare nei corridoi dell’ospedale, dove fa il suo apprendistato di scrittore. È considerato uno dei migliori autori della nuova generazione. Ha pubblicato Torture (Einaudi, 1997), L’eco della pioggia (Donzelli, 1998), Cronache di un venditore di sangue (Einaudi, 1999), Le cose del mondo sono fumo (Einaudi, 2004), Racconti d’amore e di morte (Hoepli, 2010). Con Feltrinelli ha pubblicato: Brothers, in due volumi (2008, 2009), Vivere! (2009), da cui è tratto il film omonimo di Zhang Yimou del 1994, La Cina in dieci parole (2012) e Il settimo giorno (2017).

Motivazione

In poco meno di duecento pagine Yu Hua ci consegna quello che è probabilmente il suo capolavoro. I primi sette giorni dopo la morte offrono allo scrittore il pretesto per leggere con metafisica profondità una critica severa, realistica e talvolta perfino feroce alle ingiustizie e all’egoismo della moderna società cinese; dall’altro con sentimento di pietas profonda e antica che risale con le immagini, e coi toni di una dolcissima trasfigurata poesia, alle tradizioni poetiche e figurative più delicate di questa antichissima civiltà.

 

Andreï Makine

L’arcipelago della nuova vita, La nave di Teseo

Traduzione di Vincenzo Vega

Agli estremi confini orientali della Russia, dentro al vento del Pacifico, per terre immense che sembrano sfuggite alla storia, Pavel Gartsev e i suoi compagni danno la caccia a un criminale dal volto sconosciuto. Pavel, nato e cresciuto nella Russia di Stalin, ha un passato di solitudine e abbandoni: rimasto orfano da bambino in circostanze che non conosce, ha vissuto, soldato ancora giovanissimo, tutta la violenza della seconda guerra mondiale. Rientrato a casa, Pavel si iscrive all’università, conosce Sveta, sogna di iniziare con lei una vita normale, ma all’addensarsi della guerra fredda è richiamato in servizio nell’est del paese e gli viene assegnato il compito di dare la caccia, insieme ad altri soldati, a un uomo evaso da un campo di prigionia. Per molti giorni i cinque, accompagnati da un cane, seguono per l’infinita distesa della taiga le tracce dell’uomo; la preda è astuta, più volte si fa gioco dei suoi inseguitori, costringendoli a un vagare disperato ed esaltante. Quando i suoi compagni vengono feriti, Pavel decide di continuare la caccia da solo, ma non sa ancora che la vera identità del fuggitivo, una volta scoperta, sarà capace di sconvolgere la sua vita. Un corpo a corpo ai confini del mondo e del tempo fra un soldato sfinito e sua preda misteriosa, un’esaltante esplorazione geografica e sentimentale: la palpitante avventura di una lunga caccia all’uomo mentre all’orizzonte sorge un arcipelago, dove forse un’altra vita, nell’eterna fragilità dell’amore, sarà possibile.

Andreï Makine, nato a Krasnojarsk (Russia) nel 1957, è noto anche con lo pseudonimo di Gabriel Osmonde. Dopo gli studi a Kalinin e a Mosca e l’insegnamento di Filosofia a Novgorod, lascia la Russia nel 1987. Vive in Francia e scrive direttamente in francese. In Italia sono usciti i romanzi: Confessioni di un alfiere decaduto (Passigli 1998), Il delitto di Olga Arbéllina (Passigli, 2000), Al tempo del fiume Amur (Passigli 2001), La terra e il cielo di Jacques Dorme (Passigli, 2008), Il testamento francese (Einaudi, 2008, premi Goncourt e Médicis), primo di una trilogia che comprende La musica di una vita (Einaudi, 2003) e La donna che aspettava (Einaudi, 2006). Ricordiamo anche: L’amore umano (Einaudi, 2008) Il mondo secondo Gabriel. Mistero di natale (Liberilibri 2009), Il libro dei brevi amori eterni (Einaudi, 2012).

Motivazione

Con L’arcipelago della nuova vita premiamo un romanzo affascinante che può essere letto a vari livelli. Prima di tutto è l’avventura di una caccia all’uomo nel “cuore di tenebra” della taiga siberiana, dove l’ago della bussola impazzisce e la natura sovrasta l’uomo, eliminando uno dopo l’altro chi perseguita il misterioso fuggitivo. In secondo luogo è la storia di una seduzione che avviene attraverso il raccontare. Il terzo aspetto emozionante del romanzo è la memoria che percorre la macelleria e gli odi dei campi di sterminio staliniani, la guerra fredda con gli esperimenti nucleari sovietici, e raggiunge l’attualità della scoperta turistica delle isole siberiane. Per finire il romanzo si rivela la storia appassionante di un amore che dura una vita intera al di fuori di ogni convenzione. La pluralità di questi livelli di lettura e lo spessore di ciascuno dei personaggi che partecipa a questa singolare caccia all’uomo rende il romanzo di AndreÏ Makine una storia indimenticabile.

 

Michele Mari

Leggenda privata, Einaudi

Se la madre non lo difendeva, si formava talvolta nella mente del figlio la delirante intenzione di difenderla lui, come si evince da una fotografia scattata dal padre: autentico scudo umano, il figlio si frappone con uno sguardo che dice: ‘Dovrai passare sul mio cadavere’.

L’Accademia dei Ciechi ha deliberato: Michele Mari deve scrivere la sua autobiografia. Se ha avuto un padre il cui carattere si colloca all’intersezione di Mosè con John Houston, e una madre costretta a darti il bacino della buonanotte di nascosto, allora l’infanzia che hai vissuto non poteva definirsi altro che “sanguinosa”. Poi arriva l’adolescenza, e fra un viscido bollito e un Mottarello, in trattoria, avviene l’incontro fatale: una cameriera volgarotta e senza nome che accende le fantasie erotiche del futuro autore delle Cento poesie d’amore a Ladyhawke… Ma è davvero una ragazza o un golem manovrato da qualche Entità? Assieme a lei, in una leggenda privata documentata da straordinarie fotografie, la famiglia dell’autore e il suo originalissimo lessico. E poi la scuola, la cultura a Milano negli anni Sessanta e Settanta, e alcune illustri comparse come Dino Buzzati, Walter Bonatti, Eugenio Montale, Enzo Jannacci e Giorgio Gaber. Chiamando a raccolta tutti i suoi fantasmi e tutte le sue ossessioni (fra cui un numero non indifferente di ultracorpi), Michele Mari passa al microscopio i tasselli di un’intera esistenza: la sua. Un romanzo di formazione giocoso e serissimo che è anche un atto di coerenza verso le ragioni più esose della letteratura.

Michele Mari è nato a Milano nel 1955. I suoi libri sono: Di bestia in bestia (Longanesi, 1989; nuova versione Einaudi, 2013), Io venìa pien d’angoscia a rimirarti (Longanesi, 1990; Marsilio, 1998; Einaudi, 2016), La stiva e l’abisso (Bompiani, 1992; Einaudi, 2002 e 2018), Euridice aveva un cane (Bompiani, 1993; Einaudi, 2004), Filologia dell’anfibio (Bompiani, 1995; Laterza, 2009), Tu, sanguinosa infanzia (Mondadori, 1997; Einaudi, 2009), Rondini sul filo (Mondadori, 1999), il fumetto I sepolcri illustrati (Portofranco, 2000), Tutto il ferro della torre Eiffel (Einaudi, 2002), i saggi di I demoni e la pasta sfoglia (Quiritta, 2004; Cavallo di Ferro, 2010), Cento poesie d’amore a Ladyhawke (Einaudi, 2007), Verderame (Einaudi, 2007), Milano fantasma (EDT, 2008, in collaborazione con Velasco Vitali), Rosso Floyd (Einaudi, 2010), Fantasmagonia (Einaudi, 2012), Roderick Duddle (Einaudi, 2014 e 2016), Asterusher (Corraini, 2015, con foto di Francesco Pernigo) e Sogni (Humboldt, 2017, con disegni di Gianfranco Baruchello). Fra le sue traduzioni L’Isola del Tesoro Di Stevenson (Rizzoli, 2012), Il richiamo della foresta di London (Bompiani, 2015), Uomini e topi di Steinbeck (Bompiani, 2016) e La macchina del tempo di Wells (2017).

Motivazione

Nel libro di Michele Mari una bruciante materia personale viene esposta a una strenua pressione stilistica e letteraria: il ricordo della madre, dei rapporti e dei contrasti tra la madre e il padre, del loro diverso operare ad alto livello nell’ambito delle arti si proietta in un allucinato gioco di recriminazioni, in un intreccio di immagini, di esaltazioni e dislocazioni, di rabbie e di nostalgie. La vita della famiglia, con i suoi atti quotidiani, le occasioni importanti e quelle banali, gli incontri e gli scontri, i riflessi deformati dal punto di vista del figlio, tutto viene assunto in una sorta di artificio mitico: la realtà vissuta diventa leggenda; dolore e amore, sofferenza e passione si fissano in emblema assoluto di lacerazione. Così l’esistenza e la scrittura si specchiano aggressivamente l’una nell’altra. Tra rabbia, ironia, accensioni improvvise, scatti inopinati, Mari, col suo piglio di supremo stilista, trasforma la propria esistenza e quella dei suoi genitori in un ossessivo giro di vite letterario, che si riavvolge su se stesso, facendo vacillare i confini tra realtà e finzione, tra letteratura e realtà.

 

Viet Thanh Nguyen

I rifugiati, Neri Pozza

Traduzione di Luca Briasco

 In un paese dove i beni di proprietà erano l’unica cosa che contasse, non avevamo niente che ci appartenesse, a parte le storie.

Così suona un passo contenuto in uno dei racconti che Viet Thanh Nguyen ha voluto dedicare ai rifugiati sparsi in tutto il mondo. È l’affermazione di una giovane vietnamita, la cui infanzia, in fuga dagli orrori della guerra, è stata segnata dalla drammatica esperienza di un barcone alla deriva e dalla morte del fratello ragazzino. A un certo punto della sua adolescenza negli Stati Uniti, la donna si imbatte nell’esperienza propria di ogni rifugiato: scoprire di non possedere niente, se non le storie, raccontate dai genitori o serbate nel proprio personale ricordo, che mostrano l’impossibilità di voltare le spalle al passato, alle persone e alle cose del vecchio mondo perduto. Come indumenti abbandonati dai fantasmi, esse riaffiorano inevitabilmente.

L’impossibilità dell’oblio che, come un macigno, pesa sulla necessaria ricerca di nuove identità ed appartenenze attraversa da cima a fondo tutte le storie narrate in questo libro.

Dal giovane Liem che non riesce più a riconoscere se stesso nell’istante in cui apprende davvero che cosa significa a San Francisco dire di due maschi che sono una coppia in senso romantico; alla proprietaria del New Saigon Market che nella sua bottega, uno dei pochi posti a San Jose dove i vietnamiti possono acquistare il riso al gelsomino e l’anice stellato, vede riapparire i fantasmi della guerra nella persona della signora Hoa, ossessionata dall’idea della vendetta nei confronti dei comunisti che le hanno ucciso il figlio; a James Carver, nero cresciuto in Alabama, che a Quàng Trị, in Vietnam, scopre di aver generato una figlia fuori posto in un mondo deciso ad assegnare a ciascuno il posto che gli spetta, l’inquieta ricerca di una nuova identità da parte di uomini con due facce e due menti diverse, già oggetto delle pagine de Il simpatizzante, riemerge con chiarezza in quest’opera.

Libro importante di un grande scrittore con una conoscenza diretta del dramma dei diritti umani esploso sulla scena internazionale (Washington Post), I rifugiati, accolto al suo apparire negli Stati Uniti da un grande successo di pubblico e di critica, costituisce una splendida conferma del talento di Viet Thanh Nguyen nel descrivere la complessa esistenza del popolo nuovo sorto dalle grandi migrazioni in atto nel mondo contemporaneo.

Viet Thanh Nguyen, scrittore e blogger vietnamita naturalizzato statunitense, insegna English and American Studies and Ethnicity alla University of Southern California. È autore di Race and Resistance: Literature and Politics in Asian America (Oxford University Press, 2002) e di Nothing Ever Dies: Vietnam and the Memory of War, riflessione su come scegliamo di ricordare e dimenticare. Nel 2016 ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa con il suo romanzo d’esordio Il simpatizzante.

Motivazione

Il dramma dei rifugiati vissuto non attraverso le vicissitudini dell’emigrazione, ma nel difficile rapporto tra un’identità d’origine profondamente sentita e nel contempo negata e un luogo d’adozione verso il quale si nutre gratitudine senza riconoscervisi fino in fondo. Esistenze che oscillano tra rimozione e memoria, disorientamento e fascino per nuovi stili di vita. Una serie di racconti intorno a un paese infestato dai fantasmi, di grande maestria narrativa, capace di affrontare i temi fondamentali dell’identità, della complessità dell’amore, della sessualità, del disagio di vivere. Racconti spesso di rara intensità poetica

 

Madeleine Thien

Non dite che non abbiamo niente, 66thand2nd

Traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini

 Marie è nata in Cina ma è cresciuta con la madre in Canada. Il padre le ha abbandonata due volte: la prima quando se n’è andato di casa, la seconda quando si è ucciso gettandosi dal nono piano di un grattacielo a Hong Kong.  Siamo all’inizio degli anni Novanta, e i fatti della lontana Cina irrompono nella vita di Marie e della madre quando Ai-ming, fuggita dopo il massacro di piazza Tienannmen, bussa alla loro porta. È con il suo aiuto che Marie inizia a ricostruire la storia di suo padre, una storia ricca di idealismo rivoluzionario, di musica e di silenzio, in cui tre musicisti del Conservatorio di Shanghai – il timido e talentuoso compositore Sparrow, il prodigio del violino Zhuli e l’enigmatico pianista Kai – combattono nella Cina dell’implacabile Rivoluzione culturale per rimanere fedeli l’un l’altro e alla musica verso cui hanno consacrato la propria vita. Dalle affollate sale da tè nei primi giorni della Rivoluzione fino agli eventi che portarono alle manifestazioni del 1989 a Pechino, seguendo le vicende di un misterioso taccuino passato di mano in mano durante gli anni di Mao, Madeleine Thien compone un affresco dolente e meraviglioso di un paese in continua trasformazione, e una riflessione di vasta portata sul ruolo della politica e dell’arte nella società.

Madeleine Thien è nata a Vancouver (Canada) nel 1974, l’anno in cui i suoi genitori si trasferiscono in Canada dall’Estremo Oriente (il padre è cino-malese, la madre di Hong Kong). Nel 2001 esce il suo primo libro, Small Recipes, una raccolta di racconti che le vale l’elogio della connazionale Alice Munro e l’inserimento nella short list del Commonwealth Writers’ Prize, seguito a pochi mesi di distanza dal libro per bambini The Chinese Violin. Il successo internazionale arriva con Certezze (Mondadori, 2008), tradotto in sedici lingue, a cui fa seguito L’eco delle città vuote (66thand2nd, 2013). I suoi romanzi sono tradotti in 25 lingue e i suoi saggi sono stati pubblicati tra gli altri da The Guardian e The Financial Times.

Motivazione

L’autrice vive a Vancouver, ma le sue radici sono in Cina e queste radici vengono evocate e raccontate con dolente passione. La storia recente della Repubblica Popolare Cinese dall’invasione giapponese alla guerra nazionalista e la lunga stagione del maoismo con una speciale attenzione agli anni della rivoluzione culturale sono l’immenso scenario sul quale si muovono i numerosi protagonisti. Membri di famiglie disperse e perseguitate ma con uno spirito di sopportazione, che è reso possibile dal perdurare di uno spirito taoista mai cancellato del tutto. Superiore elemento di unificazione è la musica: le Variazioni Goldberg di Bach irradiano vibrazioni umane, filosofiche e poetiche che attraversano le anime dei protagonisti, momenti della storia e perfino il paesaggio.

 

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