Mostra “Le forme dell’attesa”:
cinque artisti internazionali
dell’Art Prize CBM

Mostra "Le forme dell’attesa":  cinque artisti internazionali  dell’Art Prize CBM

Le forme dell’attesa
Cinque artisti internazionali dell’Art Prize CBM
in mostra allo Spazio Don Chisciotte di Torino sul tema dell’attesa

Israele, Italia, Macedonia, Porto Rico, Russia
Fotografia e videoarte

Opening: martedì 30 gennaio 2018, ore 18
Mostra da martedì 30 gennaio a sabato 3 marzo 2018

Orario: da martedì a sabato ore 10,30-12,30 e ore 15-19
Spazio Don Chisciotte della Fondazione Bottari Lattes, Torino (via della Rocca 37b)

INGRESSO LIBERO

Israele, Italia, Macedonia, Portorico, Russia. Fotografia e videoarte. Provengono da cinque Paesi diversi e si confrontano con tecniche differenti i cinque artisti della collettiva Le forme dell’attesa, in mostra a Torino allo Spazio Don Chisciotte della Fondazione Bottari Lattes (via della Rocca 37b) da martedì 30 gennaio a sabato 3 marzo 2018 (Orario: da martedì a sabato ore 10,30-12,30 e ore 15-19 – Inaugurazione: martedì 30 gennaio, ore 18).

Gli artisti Patricia Fraser Silva (Portorico, 1969), Angelo Iodice (Barletta, 1980), Ben Livne Weitzman (Gerusalemme, 1990), Stefan Nestoroski (Struga, 1989), Ilia Yefimovich (Mosca, 1988) sono stati selezionati dalla Fondazione Bottari Lattes e da Areacreativa42 tra i vincitori e finalisti dell’Art Prize CBM 2017/2018 (artprizecbm.com). Art Prize CBM è il Premio internazionale organizzato da Areacreativa42 dal 2001, dedicato al pittore piemontese Carlo Bonatto Minella (1885 – 1878), allievo virtuoso dell’Accademia Albertina di Torino, scomparso giovanissimo. Alla sua quarta edizione, il Premio ha visto la partecipazione di artisti da oltre quaranta Paesi, per le sezioni Under 30 e Over 30.

A Torino i cinque artisti portano opere inedite, mai esposte prima in città. Una ventina di lavori realizzati nel 2016 e 2017 che indagano sotto vari aspetti il tema dell’Attesa, tema a cui era dedicata anche la IV edizione del Premio, prendendo spunto da un’opera dello stesso Carlo Bonatto Minella, la Donna ebrea, realizzata nel 1877 e conservata alla Galleria d’Arte Moderna di Torino.

Il mondo corre sempre più veloce. L’attesa altro non è che l’altra faccia della fretta, dell’improrogabilità, dell’ansia di concludere un progetto o un’azione. Oggi tutto viene fatto nella fretta, nell’agitazione. Condizione transitoria, stato mentale di sospensione, legato alla gioia o all’angoscia, l’attesa si nutre dell’incertezza. Ma è nell’attesa stessa che meditiamo, valutiamo possibilità, imbastiamo i semi del futuro, ci prepariamo per l’avvenire. In Leopardi l’intensità emotiva di questa dimensione trova rappresentazione nel canto Il sabato del villaggio. Per Freud l’attesa “possiede un carattere di indeterminatezza e di mancanza d’oggetto”. Mentre Seneca rammentava che “il più grande ostacolo al vivere è l’attesa che dipende dal domani, ma perde l’oggi”.

 

L’impalpabilità di questa condizione psicologica viene affrontata con stili e tecniche diverse dai cinque artisti in mostra e sfocia in espressioni inaspettate:

Patricia Fraser Silva (San Juan, Porto Rico, 1969), ha vissuto negli Stati Uniti e ora si è trasferita a Milano. Le sue opere riflettono sullo spazio dei luoghi e dei non luoghi e sulle relazioni tra uomo e ambiente, in sospensione tra il reale e la memoria.

Angelo Iodice (Barletta, Italia, 1980), vive ad Ancona. È un chimico con una visione “fotografica” della vita. Usa la fotografia per trasformare una percezione o un’idea sfocata in una concreta esperienza.

Ben Livne Weitzman (Gerusalemme, Israele, 1990), vive a Berlino. Attraverso video, fotografia, suono e installazioni analizza la dimensione del momento, inteso soprattutto come tempo dell’incontro e tempo di mezzo.

Stefan Nestoroski (Struga, Macedonia, 1989), vincitore della sezione Video art, vive e lavora a Roma. Con installazioni di svariati materiali e video indaga in particolare il rapporto tra realtà e finzione.

Ilia Yefimovich (Mosca, Russia, 1988), vive in Israele, con la cittadinanza sia russa sia israeliana. Nel 2011 ha terminato gli studi presso la Minshar for art, Tel Aviv, Israele. È fotografo per “The Archive Magazine”.

La giuria internazionale dell’Art Prize CBM 2017/2018 coinvolge esponenti del mondo dell’arte contemporanea a livello internazionale. È guidata da Karin Reisovà, presidente di Areacreativa42 e da Antonio D’Amico, storico dell’arte e critico. Inoltre è composta da: Sarah Monk (direttrice della London Art Fair – Londra), Blanca Soto (direttrice della Galería Blanca Soto – Madrid), Alberto Mattia Martini (curatore e docente presso l’Accademia di Belle Arti di Brescia),  Federico Pazzagli (direttore finanziario di Exibart – Roma) e Pavel Kubesa (curatore e direttore dello Spazio Sperimentale NoD – Praga).

In mostra sarà possibile acquistare il catalogo dell’Art Prize CBM 2017/2018 (Silvana Editoriale, 18 euro) che raccoglie tutte le opere finaliste e vincitrici.

Oltre che allo Spazio Don Chisciotte della Fondazione Bottari Lattes, il Premio permette agli artisti di far conoscere il proprio lavoro in diverse realtà internazionali del mondo dell’arte, come la London Art Fair di Londra, la Galleria NoD Gallery di Praga, la Galería Blanca Soto di Madrid, l’Istituto di Cultura Ceca di Milano, l’Associazione Barriera di Torino.

 

GLI ARTISTI IN DETTAGLIO

Patricia Fraser Silva

L’artista utilizza il transfer polaroid e trasferisce su supporto di carta il distacco dell’emulsione, creando collage. La fotografia manipolata si carica di sfumature e imperfezioni e appare in immagini leggere come tracce di ricordi lontani, posti in sequenza. Ogni lavoro è caratterizzato da un movimento lineare che indica una storia fatta di distorsioni prospettiche e scomposizioni come brevi fotogrammi narrativi che raccontano la vita dell’artista, gli affetti, i luoghi, in una atmosfera sospesa tra il reale e la memoria.

Angelo Iodice

L’automatizzazione delle azioni alla quale la nostra società ci costringe è oggetto di indagine da parte di Angelo Iodice, attraverso l’osservazione diretta della natura, nella sua scientificità e interezza. L’artista, grazie alla sua formazione da chimico, ha uno sguardo artistico e scientifico insieme, che viene riversato al pubblico attraverso la fotografia.  Nella serie Sul Braccio delle Giganti l’attesa è scandita dal passare del tempo nel processo di Nucleosintesi Stellare: il fluire temporale dalla nascita alla vita fino alla morte di una stella attraverso l’alternarsi di caos, equilibrio, esplosione e calma piatta. Fasi che si possono rapportare alla condizione di attesa di qualsiasi individuo, fatta di momenti di stasi e immobilità, momenti di confusione, attimi di gioia o tristezza, consecutivi al risultato dell’attesa, e pacatezza che prepara al nuovo (sinonimo di attesa).

Ben Livne Weitzman

L’artista presenta un video e tre fotografie. Nel video rappresenta il “vivere in maniera automatica e ripetitiva”: sono ombre e riflessi che rivelano e nascondono movimenti correnti e meccanismi di uno spazio di passaggio. Le fotografie sono legate al viaggio della nonna che, scappando dalla Germania verso la Palestina dopo la guerra, passò per Milano riuscendo a coronare il sogno di vedere il Teatro della Scala, ma solo dall’esterno perché non aveva nulla di appropriato come abbigliamento. L’artista, che ha realizzato gli scatti a Milano, ha cercato di vedere la città con gli occhi della nonna. L’immedesimazione affettiva e intima è nel contempo attesa di ricongiungimento con qualcosa che non c’è più e un passato che non può tornare.

Stefan Nestorosky

Antonio D’Amico, nel testo del catalogo di Art Prize Cbm, dice che quella di Stefan Nestorovski, il vincitore della sezione video arte, è “l’analisi visiva parossistica dell’attesa”. Nel video proposto in mostra allo Spazio Don Chisciotte la scena è tratta dal film Amleto del 1948, recitata da Laurence Olivier, e si ripete lasciandoci in attesa di qualcosa che non avverrà. Oltre al video sono esposti due disegni, a inchiostro e matita su carta, nei quali l’artista esprime forme minimali atemporali, tracce dell’inconscio.

Ilia Yefimovich

Ilia Yefimovich è un fotografo che si occupa soprattutto di reportage. Nei lavori che presenta in mostra unisce l’indagine circa i conflitti umani e l’ossessione per il possesso del territorio, in particolare per la situazione Israele e Palestina. In Car oppure in Gora i paesaggi sono muti, fermi. In A girl la donna fotografata, sospesa tra il peso del passato e il sospiro per un attimo di quiete, abbandona lo sguardo lontano in attesa di qualcosa come per la Donna Ebrea di Carlo Bonatto Minella.

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