MARIO LATTES E LA SUA ESPERIENZA BIOGRAFICA


Autoitratto Mario Lattes, disegno

Mario Lattes nasce a Torino il 25 ottobre 1923. Suo nonno Simone (1862-1925) ha fondato trent’anni prima la casa editrice che porta il nome di famiglia con l’intento di pubblicare opere letterarie di giovani autori ma, sotto la direzione di suo padre Ernesto (1886-1937), la produzione si specializza nell’editoria scientifica e scolastica. Lattes cresce nella Torino degli anni Trenta, vero e proprio crocevia di quelle idee e di quelle “energie nuove” sulle quali si fonderanno di lì a poco l’esperienza partigiana e antifascista. Dopo i bombardamenti del ’42 e del ’43 decide di lasciare Torino per rifugiarsi prima a Roma, poi sui monti della Sabina, dove vive da sfollato. La sua solida formazione culturale e un’ottima conoscenza della lingua inglese gli consentono di operare come traduttore e interprete per le truppe alleate. Si sposta in diverse città italiane e straniere, un’esperienza di cosmopolitismo che gli consente di conoscere realtà e ambienti culturali differenti. Dopo essere risalito con le truppe alleate a nord, rientra a Torino, consegue la maturità classica, incomincia a dipingere e prende in mano le redini della casa editrice.

Un prolifico dopoguerra

Lattes si accosta alla pittura su suggerimento dell’ amico pittore e illustratore Giulio Damilano. A far emergere la sua curiosità per le arti figurative sono le illustrazioni dei libri scolastici e per ragazzi pubblicati dalla casa editrice. Inizia a studiare disegno e pittura da autodidatta, riproducendo vedute en plein air. Abbandonato questo metodo, conosce altri pittori ma decide di non sposare nessuna corrente. Sin dai primi anni Lattes matura una propria originale cifra stilistica, un linguaggio espressivo indipendente e originale. Realizza acquarelli e disegni raffigurando nature morte, paesaggi, architetture. La sua prima esposizione, datata 1947, si svolge alla galleria d’arte La Bussola di Torino.

Negli anni che seguono viaggia in Francia e in Inghilterra aprendosi all’influenza di autori come Utrillo e Cézanne. Nel 1952 decide di allestire uno spazio espositivo all’interno dei nuovi locali della casa editrice in via Confienza, con l’intento di proporre, in condizioni di totale autonomia, opere di artisti francesi e tedeschi di tendenza neocézanniana e post-cubista come Gustave Singier, Alfred Manessier, Mario Prassinos e Fritz Winter. Negli anni Cinquanta si avvicina al linguaggio astratto senza mai allontanarsi dalla dimensione figurativa e esplora anche i territori della scultura elaborando alcune opere in ferro. Allestisce personali a Roma, Milano, Torino e Firenze ed espone alla Biennale di Venezia del 1958.

Parallelamente all’attività editoriale, galleristica e pittorica, Lattes si dedica alla scrittura e alla promozione della cultura letteraria. Nel 1953 fonda insieme a Vincenzo Ciaffi, Albino Galvano e Oscar Navarro la rivista «Galleria di Arti e Lettere» che l’anno dopo diventa «Questioni». Fra i poeti, scrittori, artisti, architetti, filosofi, critici letterari, critici e storici dell’arte che alimentano il dibattito culturale sulle pagine della rivista spiccano i nomi di Nicola Abbagnano, Augusto Viano, Suzanne K. Langer, Theodor Wiesengrund Adorno, Libero De Libero, Edoardo Sanguineti, Pietro Citati, Giorgio Barberi Squarotti, giovanni Giudici, Elémire Zolla, Gillo Dorfles e Carlo Mollino. Nel 1956 si iscrive al corso di Laurea in Filosofia presso l’Università di Torino, laureandosi quattro anni dopo con una tesi di storia contemporanea sul ghetto di Varsavia, sostenuta col professor Walter Maturi.

Artista poliedrico

Nel 1958 pubblica per la «Collana di Questioni» il libro di racconti Le notti nere. È l’inizio di una nuova stagione che lo vede esprimersi, oltre che nelle arti figurative, anche nella scrittura. Al romanzo La stanza dei giochi (1959) seguono numerose collaborazioni con riviste e quotidiani tra cui «La fiera letteraria», «Il Mondo», «Gazzetta del Popolo», «Cratilo» ed «Esso-Rivista» per le quali realizza articoli, racconti e disegni.

Negli anni Sessanta e Settanta la sua pittura si popola di immagini surreali, simboliche: autoritratti, nature morte e paesaggi che rappresentano il momento più profondo, intimo e poetico della sua opera pittorica. Una nuova vivace stagione romanzesca si apre nel 1975 con lo splendido romanzo di formazione Il borghese di ventura, seguito da L’incendio del Regio dell’anno seguente. L’amore è niente esce, invece, nel 1985, romanzo partorito in anni in cui la pittura di Lattes si caratterizza per una totale liberazione della forza del colore e della semplicità compositiva.

A differenza di altre case editrici, Lattes propone un catalogo consolidato dalla tradizione nel quale è lo stesso editore a illustrare testi e copertine. Nel 1992 esce l’antologia Biblioteca di Bissaca e Paolella, uno dei punti fermi dell’editoria scolastica nazionale. Continuano, inoltre, in giro per l’Italia le personali che documentano la vivacità di un artista scevro da ogni luogo comune.

Mario Lattes si spegne, all’età di 78 anni, il 28 dicembre del 2001. Nel 2004 esce, per i tipi dell’editrice Aragno, Il Castello d’Acqua. Le esposizioni postume della Fondazione Peano di Cuneo, della Galleria d’Arte Carrà di Alessandria, di Palazzo Martina a Monforte d’Alba e l’imponente mostra Di me e d’altri possibili all’Archivio di Stato di Torino continuano a documentare, all’alba del nuovo millennio, l’eclettismo e la poliedricità dell’“editore con l’animo d’artista”.