Mario Lattes dalla pittura informale all’arte figurativa

Mario Lattes dalla pittura informale all’arte figurativa

Mario Lattes dalla pittura informale all’arte figurativa

Orario: lunedì-venerdì ore 10-12 / 14.30-17 – Sabato ore 15.30-18.30

Mostra visitabile fino a sabato 12 maggio

Ingresso gratuito

Sede: Fondazione Bottari Lattes, Monforte d’Alba (Via Marconi, 16)

«Il pennello di Lattes segue gli impulsi, le emozioni, gli abbandoni di una irrimediabile inquietudine». Così Vittorio Sgarbi nel 1988 ha descritto i lavori di Mario Lattes, editore, pittore, incisore e scrittore, ma anche ideatore di iniziative culturali, scomparso nel 2001. Una selezione delle opere più rappresentative della pittura e della poetica di questo eclettico artista sono in esposizione alla mostra “Mario Lattes dalla pittura informale all’arte figurativa” alla Fondazione Bottari Lattes di Monforte d’Alba (Cn), nata nel 2009 proprio per ricordarlo e promuovere cultura e arte sulla scia della sua multiforme attività.

La mostra, che espone una trentina di opere di Mario Lattes, ripercorre un’avventura artistica poliedrica che abbraccia mezzo secolo di attività pittorica, dagli anni Cinquanta agli anni Novanta, e documenta i diversi modi espressivi e i numerosi interessi del pittore.

Artista raffinato, capace di dare vita a immagini oniriche, Mario Lattes ha sperimentato tecniche e linguaggi eterogenei, con i quali ha espresso il dolore dell’esistenza e la propria rivendicazione di libertà da ogni pregiudizio. La sua opera racchiude momenti d’ispirazione ora astratta ora espressionista, ora visionaria, per approdare a suggestioni visive, senza mai essere imprigionata in categorie o movimenti.

Dagli oli su tela o su carta, alla grafica, fino agli acquerelli, tempera e tecniche miste, la produzione pittorica di Lattes si distingue anche per i temi affrontati: le contraddizioni della vita, il dolore e le difficoltà nella quotidianità, le memorie e la consapevolezza della propria frammentata identità, l’identità ebraica, la ribellione alle idee preconfezionate, alla volgarità delle mode. Tanto che, il critico d’arte Marco Vallora commentava nel 2008: Lattes è sempre là dove non te lo attendi, anche tecnicamente.

Tra le opere in esposizione: Il giro dei Serafin, 1958, olio su tela; Il vagone dei deportati, 1959, china; Paesaggio con specchio d’acqua, 1961, tecnica mista; Interno rosso, 1969, olio su tela; La famiglia, 1978, acrilico; Ritratto di Caterina, 1982, pastello; L’incendio del Regio, 1983, olio su tela; Marionette, 1989, tecnica mista; Marionette e manichino, 1990, tecnica mista su carta; Autoritratto, 1990, olio su tela,

«Per alcuni artisti – spiega Vincenzo Gatti, collaboratore della Fondazione Bottari Lattes per le iniziative legate alle arti visive – l’operosa riservatezza, anziché volgersi in solitaria riflessione, nutre i nervi sensibili e le attenzioni: così accade per Mario Lattes, che vive lo scorrere del secolo passato con mente vigile, tra pittura e scrittura, osservatore visionario di una realtà sezionata in tutte le ambiguità e le inquietudini».

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