Mario Lattes è qui

Mario Lattes è qui Mostra permanente alla Fondazione Bottari Lattes

Il pennello di Lattes segue gli impulsi, le emozioni, gli abbandoni di una irrimediabile inquietudine. 

Così Vittorio Sgarbi nel 1988 ha definito i lavori di Mario Lattes, editore, pittore, scrittore scomparso nel 2001. Ora alcune delle opere più rappresentative della pittura e della poetica di questo eclettico artista sono in esposizione permanente alla Fondazione Bottari Lattes di Monforte d’Alba (Cn), nata nel 2009 proprio per ricordarlo e promuovere cultura e arte sulla scia della sua multiforme attività.

L’ingresso alla mostra è gratuito secondo il seguente orario: da lunedì a venerdì 14,30-17; sabato e domenica su prenotazione (0173.789282).

Una selezione di una cinquantina di opere di Mario Lattes, alcune raramente esposte, ripercorre un’avventura artistica poliedrica che abbraccia mezzo secolo di attività pittorica, dagli anni Cinquanta agli anni Novanta, e documenta i diversi modi espressivi e i numerosi interessi del pittore.

Artista raffinato, capace di dare vita a immagini oniriche, Mario Lattes ha sperimentato tecniche e linguaggi eterogenei, con i quali ha espresso il dolore dell’esistenza e la propria rivendicazione di libertà da ogni pregiudizio. La sua opera racchiude momenti d’ispirazione ora astratta ora espressionista, ora visionaria, per approdare a suggestioni visive, senza mai essere imprigionata in categorie o movimenti. Dagli oli su tela o su carta, alla grafica, fino agli acquerelli, tempera e tecniche miste, la produzione pittorica di Lattes si distingue anche per i temi affrontati: le contraddizioni della vita, il dolore e le difficoltà nella quotidianità, le memorie e la consapevolezza della propria frammentata identità, la ribellione alle idee preconfezionate, alla volgarità delle mode. Tanto che, il critico d’arte Marco Vallora commentava nel 2008: «Lattes è sempre là dove non te lo attendi, anche tecnicamente».

L’esposizione è arricchita da un video (7 min. 22 sec.) dedicato all’attività artistica di Mario Lattes, realizzato da Cristiano C. Ferreira, con testo del professore Valter Boggione.

Per alcuni artisti, spiega Vincenzo Gatti, membro del comitato scientifico e collaboratore della Fondazione Bottari Lattes per le iniziative legate alle arti visive

l’operosa riservatezza, anziché volgersi in solitaria riflessione, nutre i nervi sensibili e le attenzioni: così accade per Mario Lattes, che vive lo scorrere del secolo passato con mente vigile, tra pittura e scrittura, osservatore visionario di una realtà sezionata in tutte le ambiguità e le inquietudini.

Dalla natura morta al paesaggio, dagli interni ai ritratti, i generi della pittura sono declinati secondo un processo immaginativo dominato dalla fecondità del dubbio: l’atto della formulazione si pone infatti sempre come ipotesi e i progressivi passaggi (l’incisore direbbe gli stati), per quanto convincenti, sono in realtà altrettanti aggiustamenti, avvicinamenti che consumano quell’indeterminatezza che sempre costringe l’artista a guardare l’opera compiuta come transito verso la successiva (che sarà la più amata, in attesa dell’ulteriore consumazione).

È il travaglio del ricercatore che, nell’evento ritenuto conclusivo, vede già l’incantamento di nuovissime sirene.

Se poi, resistendo alle tante seduzioni dell’immaginario di Lattes (nidi d’ombra, sogni, domestici teatrini, marionette maligne…) vogliamo consentire alla ragione di prevalere sul sentimento, allora comprendiamo che la grammatica strutturale dell’artista è dominata dal gusto per la manipolazione dei materiali, dei quali viene, insieme, assaporata la chimica capricciosa sensualità e la capacità di mutazione. Quasi in equilibrio tra gli artifici tecnici, l’artista usa gli espedienti più sofisticati d’imprimitura, domina lo scorrere ondoso dell’inchiostro e dei pigmenti che le carte subiscono o affrontano, percorre il mare profondo delle oscurità calcografiche o, dell’incisione, tenta i bagliori crudeli del metallo direttamente penetrato.

Se quella di Lattes è pittura di memorie, come la memoria stratifica e rimuove, come nel ricordo
vuol ripensare sé stessa , in sé perdersi e, fatalmente, ritrovarsi.

Le opere esposte appartengono alla collezione della Fondazione Bottari Lattes.

Ingresso gratuito

Orario:
da lunedì a venerdì 14,30-17;
sabato e domenica su prenotazione
Sede: Fondazione Bottari Lattes, Monforte d’Alba (Via Marconi, 16)

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