STAMPA E RIPROPOSIZIONE DEGLI SCRITTI DI LATTES


Invito presentazione Incendio del Regio

La Fondazione Bottari Lattes è impegnata in un lavoro di salvaguardia e riproposizione delle opere pittoriche e letterarie di Mario Lattes. Per questo motivo due suoi romanzi, L’incendio del Regio e Il borghese di ventura, sono stati recentemente ripubblicati, per Marsilio. Si affianca, alla riscoperta della sua opera letteraria, la stampa del lavoro di Mario Lattes come saggista, con la pubblicazione, per l’editore Cenobio nel 2015, della tesi di laurea, Il Ghetto di Varsavia.

L’incendio del Regio

L’incendio del Regio (Marsilio, 2011), che entrò nella cinquina del Premio Strega, mette in scena la tragica esistenza del protagonista che non riesce a ritrovare una serena quotidianità dopo la Seconda guerra mondiale. L’io narrante parte dal ricordo dell’8 febbraio 1936 – giorno in cui il Teatro Regio di Torino viene distrutto da un violentissimo incendio –, per rispolverare i ricordi dell’infanzia e seguire il percorso della sua vita: la morte della madre alla sua nascita, i problemi dell’inserimento nel lavoro e dei rapporti con colleghi e conoscenti, il matrimonio, la nascita di una figlia.

Attraverso l’ironia e il sarcasmo, Lattes mette a fuoco il male: non solo il male del mondo, ma anche quello che, nel proprio inconscio, il protagonista sente come punizione per la morte della madre. Quasi tutti i personaggi del romanzo sono negativi. «I suoi protagonisti – afferma Ernesto Ferrero nella sua prefazione – si raffigurano come dei borghesi inetti, al pari degli antieroi di Svevo: uomini senza qualità, incerti della propria identità, ma quasi compiaciuti di non averne una, sradicati che non sentono il bisogno di ritrovare le proprie radici.

Il borghese di ventura

Protagonista de Il borghese di ventura (Marsilio, 2013), pubblicato per la prima volta da Einaudi nel 1975, è un giovane ebreo sottratto alla protezione di una famiglia borghese a causa delle persecuzioni. Dopo aver cercato inutilmente rifugio in case sigillate dalla paura, impone la propria presenza a un soccorritore riluttante, ma sarà nuovamente costretto alla fuga in campagna. Locande, casolari e grotte sono le sue dimore, in compagnia di un guappo che nella sua sventura ha fiutato il mezzo per la propria sopravvivenza. Nella solitudine, il giovane vive della memoria della sua città e ripensa al mondo di ieri – impersonato dal padre – con disprezzo e nostalgia insieme. Dopo molte vicende, che vive trasponendo in una serie di fitte allucinazioni realtà presenti e passate, si arruola mercenario in un esercito straniero, nelle cui file, tra nuove vicissitudini, vedrà infine sorgere il giorno della pace. Ma proprio allora comincia la sua guerra vera, quella che riguarda lui solo e che gli imporrà scelte e decisioni: la vita.

Il ghetto di Varsavia

È infatti del 2015 la pubblicazione de Il ghetto di Varsavia, studio approfondito e dolente sulla sopravvivenza e sulla disumana fine degli ebrei che lo abitavano. Curato da Giacomo Jori per le edizioni Cenobio, questo testo vede finalmente la luce dopo decenni di oblio e dopo l’infruttuoso  tira e molla negli anni 60, definito episodio di “surrealismo editoriale”, con l’editore Einaudi.