STAMPA E RIPROPOSIZIONE DEGLI SCRITTI DI LATTES


Invito presentazione Incendio del Regio

La Fondazione Bottari Lattes è impegnata in un lavoro di salvaguardia e riproposizione delle opere pittoriche e letterarie di Mario Lattes. Per questo motivo due suoi romanzi, Il castello d’acqua e L’incendio del Regio, sono stati recentemente ripubblicati, per i tipi di Aragno il primo e di Marsilio il secondo. Alla riscoperta della sua opera letteraria si accompagna la ristampa del suo lavoro di saggista.

Il ghetto di Varsavia

E’ infatti del 2015 la pubblicazione de Il ghetto di Varsavia, studio approfondito e dolente sulla sopravvivenza e sulla disumana fine degli ebrei che lo abitavano. Curato da Giacomo Jori per le edizioni Cenobio, questo testo vede finalmente la luce dopo decenni di oblio e dopo l’infruttuoso  tira e molla negli anni 60, definito episodio di “surrealismo editoriale”, con l’editore Einaudi.

Il castello d’acqua

Una famiglia sull’orlo del precipizio della guerra e delle leggi razziali vive riti e abitudini in un’atmosfera surreale di attesa sullo sfondo dell’Esposizione universale del 1911. Simboli e pezzi di mondo che sarebbero spariti vengono riportati in vita dell’io narrante per cui non c’è modo di ricucire il passato con il presente meno angosciante ma infinitamente insensato.

Incendio del Regio

L’incendio del Regio (Marsilio, 2011), che entrò nella cinquina del Premio Strega, mette in scena la tragica esistenza del protagonista che non riesce a ritrovare una serena quotidianità dopo la Seconda guerra mondiale. L’io narrante parte dal ricordo dell’8 febbraio 1936 – giorno in cui il Teatro Regio di Torino viene distrutto da un violentissimo incendio –, per rispolverare i ricordi dell’infanzia e seguire il percorso della sua vita: la morte della madre alla sua nascita, i problemi dell’inserimento nel lavoro e dei rapporti con colleghi e conoscenti, il matrimonio, la nascita di una figlia.

Attraverso l’ironia e il sarcasmo, Lattes mette a fuoco il male: non solo il male del mondo, ma anche quello che, nel proprio inconscio, il protagonista sente come punizione per la morte della madre. Quasi tutti i personaggi del romanzo sono negativi. «I suoi protagonisti – afferma Ernesto Ferrero nella sua prefazione – si raffigurano come dei borghesi inetti, al pari degli antieroi di Svevo: uomini senza qualità, incerti della propria identità, ma quasi compiaciuti di non averne una, sradicati che non sentono il bisogno di ritrovare le proprie radici».